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Petrolio, quotazione in volo dopo l’accordo raggiunto dai paesi non-Opec

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La riduzione totale che si dovrebbe raggiungere ammonterà a circa il 2% della fornitura globale

L’accordo dei non-Opec ha messo le ali alla quotazione del petrolio. Nel corso del fine settimana i paesi esterni al cartello hanno raggiunto un’intesa, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 1 gennaio, finalizzata a ridurre la produzione globale di greggio, e quindi arginare quello che negli ultimi anni è stato un costante deprezzamento dell’oro nero. D’altra parte molti di questi paesi hanno un’economia che si tiene a galla proprio grazie alle esportazioni di petrolio.

Svolta storica per il mercato del petrolio

petrolioI Paesi produttori non-OPEC hanno concordato una diminuzione della produzione di circa 558 mila barili al giorno, mentre alla fine di novembre i paesi del OPEC avevano deciso di tagliare la produzione di circa 1,2 milioni di barili al giorno.

La riduzione totale che si dovrebbe raggiungere, quindi ammonterà a circa il 2% della fornitura globale. Si tratterebbe del primo taglio concreto dal 2008.

I mercati fanno festa

Intanto, proprio queste notizie dal fronte del petrolio, hanno galvanizzato i mercati. La quotazione dell’oro nero è schizzata verso l’alto. Il Light Crude segna un incremento del 5,22% a 54,2 dollari al barile, mentre il Brent quota 56,84 dollari con un rialzo di oltre 4 punti percentuali. Secondo Goldman Sachs, questo accordo stretto tra i maggiori produttori mondiali di petrolio potrebbe valere 6 dollari al barile. Tuttavia, viene anche precisato che questa quota si raggiungerà soltanto se verrà pienamente rispettato.

Il futuro dipende dal prezzo

Nonostante il taglio sia inferiore a quanto preannunciato, l’accordo è nondimeno degno di nota perché rimuove l’incertezza sulla potenziale partecipazione dei produttori non OPEC al piano dell’OPEC”, spiega Goldman. Gli analisti inoltre fanno notare che comunque, a mano a mano che il prezzo salirà e la quotazione del WTI sarà più vicina a 55 dollari al barile, molti produttori soprattutto negli Stati Uniti, saranno incentivati a incrementare la loro produzione.

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