Anche se non viaggiano oltre i 100 dollari come accadeva qualche tempo fa, i prezzi del petrolio continuano ad essere altissimi. Lo stallo nelle trattative di pace nel Golfo continua a pesare sulle quotazioni del barile.
La tensione geopolitica e i prezzi del petrolio
È appena scaduto l'accordo che venne firmato a Islamabad nel mese di giugno da Iran e Stati Uniti, ma Donald Trump ha dichiarato di non essere più interessato a proseguire lungo la direzione tracciata da quell'accordo. Le parti rimangono molto distanti su diversi punti, primo fra tutti lo stretto di Hormuz dove il transito delle petroliere continua ad essere molto limitato, provocando ripercussioni inevitabili sul prezzi del petrolio (ma non solo il greggio, visto che tante materie prime sono sotto pressione, basta guardare la quotazione del platino verso 1600 dollari per oncia). Un'imbarcazione in uscita dallo Stretto è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta, ed un membro dell'equipaggio è stato ferito.
La quotazione del barile
Il barile di Brent ha superato i 90 dollari mentre il WTI si aggira attorno a 85 dollari (e sta disegnando un pattern pennant trading). I prezzi del petrolio del Mare del Nord sono cresciuti del 50% durante quest'anno, perché dallo Stretto di Hormuz passa circa un quinto delle forniture globali di greggio.
I produttori del Golfo Persico sembrano aver sviluppato una maggiore capacità di trasferire il petrolio tramite lo stretto, così da raggiungere i mercati internazionali. L'Arabia offre carichi disponibili al di fuori di questo passaggio strategico e il Regno Unito potrebbe seguire la stessa strada.
La recente mossa dell’OPEC
Ricordiamo inoltre che il cartello dei produttori di greggio (OPEC) ha deciso un'ultima mossa a inizio agosto, approvano un incremento dell'output a partire da settembre, azzerando definitivamente i tagli volontari che vennero decisi nel 2023.
Trump, l'Oman e l'Iran
A complicare le cose sono alcune minacce di Trump all'Oman, che secondo lui ostacolano il processo di pace visto che sta colloquando con l'Iran da solo, lasciando fuori Washington. Ciò ha provocato l'irritazione del presidente USA, i cui consensi in patria sono crollati al 33%. L'inquilino della Casa Bianca ha minacciato di bombardare l'Oman, mentre l'Iran starebbe incrementando la produzione di missili e droni (secondo quanto riporta il War Street Journal).
Il clima quindi è tutt'altro che collaborativo, ciò fa pensare che la risoluzione della tensione nel golfo che dura ormai da sei mesi sia ancora lontana. Ciò inevitabilmente si riflette sui prezzi del petrolio.





